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La Puglia resta arancione. Entra in gioco il buon senso di cittadini e politici

La Puglia resta zona arancione è la decisione del Ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha firmato un’ordinanza, in vigore da oggi, con la quale si rinnovano le misure relative alle Regioni Calabria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Valle D’Aosta.
La nuova ordinanza è valida fino al 3 dicembre 2020. Dunque, respinta la richiesta del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che chiedeva al Ministro di dichiarare zona rossa la Provincia di Foggia e quella di BAT vista la crisi epidemiologica e sanitaria che sta registrando un elevato numero di contagi rispetto alla densità di popolazione e un sovraccarico di lavoro nelle strutture ospedaliere.

Cosa si fa ora? Non sarà la colorazione a cambiare le sorti dei nostri territori. Pertanto, non resta in gioco altro che il buon senso della popolazione che dovrebbe osservare le regole con più attenzione: ridurre i contatti, indossare la mascherina, mantenere la distanza interpersonale, igienizzare spesso le mani. Chi è positivo dovrebbe rispettare gli obblighi: isolarsi e restare a casa fino a quando non si sia negativizzato. E poi spetta alle autorità sanitarie e politiche il resto: potenziare le strutture ospedaliere, aprire anziché chiudere i presidi sanitari sui territori (il caso della chiusura del Pronto Soccorso di Lucera è emblematico in questa situazione di emergenza in cui la concentrazione di persone che necessitano di cure sta congestionando oltremodo il Policlinico Riuniti di Foggia), assumere il personale necessario, insomma rimboccarsi le maniche e rispondere con criterio a questa, già annunciata, seconda ondata di pandemia che sta mettendo in ginocchio il Paese. Le parole non sono più sufficienti, servono le azioni mirate di tutti se si vuole uscire quanto prima da questo incubo che ormai dura da più di otto mesi.