Il 6 agosto 1681 nasceva San Francesco Antonio Fasani. Il racconto di quell’evento

339 anni fa nasceva a Lucera San Francesco Antonio Fasani, definito anche Padre Maestro. A ricordare quell’evento riportiamo un brano di un testo di Padre Giovanni Iasi su SAN FRANCESCO ANTONIO FASANI – modello di virtù e misericordia, che rievoca alcuni momenti della vita del santo lucerino.

“Il 6 agosto 1681 un’umile casetta di Lucera, sperduta tra le viuzze che s’irradiano dalla Cattedrale, era allietata dalla nascita di un bimbo, il primogenito di famiglia. Un insolito chiarore apparso d’improvviso sopra il tetto, come vuole un’antica tradizione locale, suscitò meraviglia e stupore nel vicinato. Era presagio d’una più fulgida luce, che un giorno avrebbe irradiato la fronte del predestinato bambino?

Giuseppe Fasani e Isabella Della Monaca furono i fortunati genitori, di umile condizione sociale ma esemplari ambedue per onestà e pratica di vita cristiana: il padre, bracciante agricolo, potatore di vigne; la mamma una giudiziosa popolana e solerte lavoratrice: le vicine la chiamavano “Occhi aperti” per la sua intelligenza e la sua accortezza non comune.

Via Torretta si animò ben presto quella mattina. Le comari, frettolose, si dirigevano tutte in un’unica direzione. “Cosa è successo? Dove andate?” “Occhiaperti ha partorito e pare che la sua casa si sia riempita di luci e di canti misteriosi” “Aspettate, voglio venire anch’io” “Sbrigati, fai presto!”. La notizia si diffuse in un baleno e la piazzetta, su cui si apriva la porta del terraneo segnato dal civico 124, pullulò di gente. Era proprio vero! La casupola, annerita dal fumo, ornata all’esterno unicamente di una grondaia arrugginita, era allagata di luce. Isabella aveva dato alla luce un bel maschietto. Giuseppe avvertì nel cuore una punta d’orgoglio e di compiacimento e , dopo aver ringraziato Dio, donò un delicato fiore di campo alla sua sposa che, intanto, aveva già dimenticato le doglie appena sofferte. Mamma Isabella, con uno sguardo dolcissimo, seguiva ogni movimento della sua creatura. Sorpresa dal luminoso alone che circondava il suo bambino, considerò che anche nella stalletta in cui nacque il Poverello d’Assisi furono uditi cori angelici e si videro luci celestiali. E si commosse…-

Al Battesimo che gli fu conferito quattro giorni dopo la nascita nella Chiesa Cattedrale, al bambino furono imposti i nomi di Donato Antonio Giovanni Nicolò Fasani. Ma prevalse in famiglia il terzo nome nel caratteristico vezzeggiativo meridionale, Giovanniello.

-Dalla piccola casa di Via Torretta si mosse un simpatico corteo capeggiato da Vittoria Pagano, la madrina, che reggeva tra le braccia il piccolo Fasani, al suo fianco c’erano il padre, alcuni parenti e il padrino Giuseppe De Simone. Si diressero verso la Chiesa Madre dove li attendeva Don Vito Antonio Di Dionisio, curato del Capitolo della Regia Cattedrale, per amministrare il santo Battesimo al neonato. Isabella era rimasta a casa ma aveva seguito mentalmente il rito. Quando le portarono il bambino, ormai divenuto cristiano, pianse di gioia. Baciò, il figlio sulla fronte, se lo strinse al seno e , dopo aver scelto, il terzo dei quattro nomi imposti alla creatura, ripeté più volte, con marcata inflessione dialettale “Giovanniello… Giovanniello!”.

I misteriosi segni che avevano accompagnato la nascita di del figlio, spinsero Isabella a dedicarsi con il massimo impegno all’educazione del suo Giovanniello. Questa umile donna del popolo, assennata e di buon cuore, si rivelò un’ottima educatrice. Fu lei che trasfuse col latte nell’animo del fanciullo i primi germi della bontà e del timor di Dio. Da lei Giovanniello apprese il gusto della preghiera e i primi elementi della dottrina cristiana. Da lei apprese, con la semplicità e la modestia, l’amore all’angelica virtù insieme ad una tenerissima devozione alla Vergine Immacolata, che sarà una delle caratteristiche più spiccate della sua vita e della sua spiritualità.  Invece di unirsi ai coetanei per giocare sulla strada, Giovanniello preferiva rimanere a casa. Disponeva in fila su una sedia le immaginette e ripeteva i gesti che aveva visto fare al sacerdote durante la celebrazione della Messa. Infine cantava qualche canzoncina alla Vergine. Un giorno , trovandosi in campagna coi suoi genitori, in mezzo ad un gruppo di contadini e fanciulli della sua età, salì su un albero e si mise a ripetere e commentare la predica udita in chiesa. E lo fece con tanta grazia e con tale slancio che commosse tutti i presenti. Tutti rimasero meravigliati e aggiunsero con tanta sicurezza che quel bambino sarebbe diventato prete”.